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	<title>Mario Chiavola</title>
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		<title>L&#8217;alleanza con il PDL e gli errori storici di Fini</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 19:16:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[La Destra]]></category>
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		<description><![CDATA[
Proponiamo un&#8217;intervista a Nello Musumeci (nella foto) apparsa sul quotidiano locale dell&#8217;Isola &#8220;La Sicilia&#8221; a  cura di Tony Zermo.
Nello Musumeci, guarda chi si rivede. Ed è sbagliato dirlo perché resta sempre un politico che ha un suo elettorato e che ha lasciato un&#8217;ottima immagine di sé da presidente della Provincia di Catania. E&#8217; uno dei fondatori della Destra di Storace.
Se si dovesse andare al voto, la Destra come si collocherebbe?
«Già prima alle regionali della scorsa primavera, che però non toccarono la Sicilia, si era determinato il nostro ingresso nella ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2008/12/foto14381.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-529" title="foto14381" src="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2008/12/foto14381.jpg" alt="" width="404" height="406" /></a><br />
Proponiamo un&#8217;intervista a Nello Musumeci (nella foto) apparsa sul quotidiano locale dell&#8217;Isola &#8220;La Sicilia&#8221; a  cura di Tony Zermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello Musumeci, guarda chi si rivede. Ed è sbagliato dirlo perché resta sempre un politico che ha un suo elettorato e che ha lasciato un&#8217;ottima immagine di sé da presidente della Provincia di Catania. E&#8217; uno dei fondatori della Destra di Storace.<br />
<strong>Se si dovesse andare al voto, la Destra come si collocherebbe?</strong><br />
«Già prima alle regionali della scorsa primavera, che però non toccarono la Sicilia, si era determinato il nostro ingresso nella coalizione di centrodestra, essendo caduto all&#8217;inizio dell&#8217;anno il veto che allora Fini e Berlusconi avevano posto nei nostri confronti. Saremo alleati del Pdl anche alle politiche, se si dovesse votare».<br />
<strong>Con Fini inchiodato sulla scandalo della casa di Montecarlo, pensate di intercettare i voti della destra finiana?</strong><br />
«Sono convinto che non possiamo essere il campo profughi degli ex missini o ex aennini, la Destra deve poter parlare anche a quella fascia di elettorato che non si riconosce né nel centro né nella sinistra. E&#8217; chiaro che non mi faccio illusioni, secondo me gli ex finiani resteranno nel partito ufficiale del Pdl. Riteniamo che il nostro interlocutore debba essere il leader della coalizione, cioè Berlusconi. Con Fini non ci sono rapporti, né contatti».<br />
<strong>Fini commise un errore storico quando, arrivato a Palermo disse: «Musumeci chi?». Era la primavera del 2006. Se avesse messo in lista Nello Musumeci, Enzo Trantino e Benito Paolone, Prodi non avrebbe vinto.</strong><br />
«Non solo ci regalò una decina di migliaia di voti per la reazione della gente, ma è chiaro che non si comportò da leader. Il centrodestra perdette per 24 mila voti. Loro hanno consegnato l&#8217;Italia a Prodi per 24 mila voti, mentre noi come Alleanza siciliana abbiamo preso 36 mila voti. Noi invitammo a non votare per la coalizione di centrodestra perché eravamo stati esclusi. E fu Fini a dire a Berlusconi di non mettere gli ex di An in coalizione perché tanto, secondo lui, prendevamo solo 5 mila voti».<br />
<strong>E Fini lo stesso errore storico lo ha fatto in Puglia impedendo la candidatura della Poli Bortone, consegnando quella Regione a Vendola.</strong><br />
«E&#8217; l&#8217;uomo dei veti e dei risentimenti, e la politica non si fa né con i veti, né con i risentimenti. Ora per fortuna c&#8217;è con Berlusconi un discorso di grande apertura».<br />
<strong>So che dal 17 al 19 settembre avrete a Taormina una convention tricolore alla quale parteciperanno noti esponenti nazionali del centrodestra, non esclusa la presenza di Berlusconi.</strong><br />
«Berlusconi s&#8217;è incontrato parecchie volte con Storace, il dialogo è apertissimo».<br />
<strong>Sul piano del governo regionale cosa si muove?</strong><br />
«Noi non abbiamo rappresentanza. Ufficialmente abbiamo auspicato il ritorno alla formula che venne votata dagli elettori, ci pare giusto che chi vinca vada a governare e chi perde vada all&#8217;opposizione. Quando la maggioranza originaria non c&#8217;è più, l&#8217;unica cosa da fare è restituire la parola agli elettori. Noi chiediamo che si torni alla formula originale e cioè che Lombardo e Castiglione tornino finalmente a sedersi allo stesso tavolo. Se ciò non dovesse avvenire sarebbe logico e necessario andare a votare. Ma tanto, se si scivola a Roma, inevitabilmente si scivola a Palermo e si scivola anche a Catania, Provincia e Comune, sarà un effetto a cascata: perché a quel punto Stancanelli dovrà decidere se restare a Catania o andare al Senato, non c&#8217;è il principio della reciprocità, lui da senatore può candidarsi a sindaco, ma da sindaco non può candidarsi a senatore. Mentre alla Provincia è noto che Castiglione, il quale non ne fa un mistero, voglia fare un&#8217;esperienza romana. Inevitabilmente bisognerà votare nei due maggiori Enti locali catanesi».<br />
<strong>Però Lombardo farà di tutto per non andare al voto in Sicilia.</strong><br />
«Ha tutto il diritto di farlo, anche se mi sembra una forzatura, nel senso che gli elettori non capiscono più niente, hanno votato una maggioranza organica di centrodestra e si ritrovano con un centrosinistra che di fatto decide la gestione del governo. Una formula totalmente inedita, non c&#8217;entra neppure il milazzismo, è un&#8217;esperienza di rottura contro il centralismo romano».</p>
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		<title>A Ragusa una via a Fabrizio Quattrocchi</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 15:26:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Anche a Ragusa ci sarà una via dedicata a Fabrizio Quattrocchi. La proposta è del consigliere circoscrizionale di Ragusa Ovest, Mario Chiavola, ed è stata approvata all&#8217;unanimità dei presenti.
Fabrizio Quattrocchi era nato a Genova il 9 maggio 1968 e partì per l&#8217;Iraq nel novembre del 2003, in seguito all&#8217;invasione statunitense come componente di una compagnia militare privata.
E&#8217; stato rapito insieme ad altri tre compagni (Umberto Cupertino,Maurizio Agliana e Salvatore Stefio) da miliziani di un gruppo autoproclamatosi &#8220;Falangi verdi di Maometto&#8221;. Scopo del rapimento era il dare all&#8217;Italia un ultimatum per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/06/FabrizioQattrocchi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1020" title="FabrizioQattrocchi" src="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/06/FabrizioQattrocchi.jpg" alt="" width="375" height="272" /></a></p>
<p>Anche a Ragusa ci sarà una via dedicata a Fabrizio Quattrocchi. La proposta è del consigliere circoscrizionale di Ragusa Ovest, Mario Chiavola, ed è stata approvata all&#8217;unanimità dei presenti.<br />
Fabrizio Quattrocchi era nato a Genova il 9 maggio 1968 e partì per l&#8217;Iraq nel novembre del 2003, in seguito all&#8217;invasione statunitense come componente di una compagnia militare privata.<br />
E&#8217; stato rapito insieme ad altri tre compagni (Umberto Cupertino,Maurizio Agliana e Salvatore Stefio) da miliziani di un gruppo autoproclamatosi &#8220;Falangi verdi di Maometto&#8221;. Scopo del rapimento era il dare all&#8217;Italia un ultimatum per il ritiro delle proprie truppe dall&#8217;Iraq.<br />
Dopo il rifiuto del nostro governo Quattrocchi fu barbaramente giustiziato il 14 aprile 2004.<br />
Quando gli assassini gli puntarono la pistola contro Fabrizio cercò di togliersi il cappuccio gridando &#8220;Adesso vi faccio vedere come muore un italiano&#8221;.<br />
Lo scopo dei rapitori era forse quello di mostrare al mondo un piagnucoloso codardo, ma si trovarono invece davanti un fiero italiano che ha scelto di morire da vero eroe.<br />
Il 21 maggio in seguito a ricerche promosse dalla Croce Rossa Italiana vengono trovati i resti del corpo di Fabrizio, la cui identità viene confermata dopo pochi giorni di approfonditi esami condotti dai RIS.<br />
Il 29 maggio si possono così svolgere i suoi funerali nella cattedrale di Genova sua città natale.<br />
Su proposta del Ministro dell&#8217;Interno Giuseppe Pisanu, il 13 maggio 2006 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferisce a Fabrizio Quattrocchi la medaglia al valor civile con la seguente motivazione:<br />
<strong>&#8220;Vittima di un brutale atto terroristico rivolto contro l&#8217;Italia, con eccezionale coraggio ed esemplare amor di Patria, affrontava la barbara esecuzione tenendo alto il prestigio e l&#8217;onore del suo paese&#8221;</strong>.</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ENIml09ujcE&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ENIml09ujcE&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Fini, l&#8217;ex leader che ha il merito di aprire il dibattito nel PDL</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 14:49:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alleanza Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Chiavola]]></category>
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		<description><![CDATA[di Mario Chiavola

Ciò che è successo in questi giorni all&#8217;interno del PDL è un fatto storico per il partito più grande del panorama politico italiano e quindi per l&#8217;Italia stessa.  Il Popolo della Libertà è nato per vincere le improvvise elezioni politiche del 2008, quelle del dopo Prodi, e solo nel 2009 si è tenuto il suo primo congresso. Più che un partito, come lo definiscono in molti &#8220;partito di plastica&#8221;, il PDL è un contenitore di uomini politici, di idee ma non di comuni intenti o di una ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Mario Chiavola</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/04/mariopdl.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1017" title="mariopdl" src="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/04/mariopdl.jpg" alt="" width="515" height="379" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è successo in questi giorni all&#8217;interno del PDL è un fatto storico per il partito più grande del panorama politico italiano e quindi per l&#8217;Italia stessa.  Il Popolo della Libertà è nato per vincere le improvvise elezioni politiche del 2008, quelle del dopo Prodi, e solo nel 2009 si è tenuto il suo primo congresso. Più che un partito, come lo definiscono in molti &#8220;partito di plastica&#8221;, il PDL è un contenitore di uomini politici, di idee ma non di comuni intenti o di una ideologia politica unitaria per l&#8217;Italia. Io ho criticato fortemente in passato la scelta del leader storico di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, di confluire in questo nuovo soggetto politico che, come volevasi dimostrare, ha vinto ogni competizione politica che ha affrontato ma senza un progetto chiaro e unitario sulle tematiche principali etiche e nazionali. Leader carismatico e indiscusso è il Cavaliere Silvio Berlusconi. Io non ho fatto parte di questo partito fino al marzo scorso, cioè fino a quando ho capito che il bipartitismo in Italia non era ancora voluto solamente dagli addetti ai lavori e quaindi dai politici stessi più che dal popolo italiano che lo ha già metabolizzato da tempo.<br />
Negli ultimi anni l&#8217;unico obiettivo del leader di AN è stato quello di sdoganarsi da un fardello che gli pesava sempre più. Ha affrontato temi come l&#8217;immigrazione, la famiglia e la procreazione come lo avesse fatto un espenente di sinistra o radicale. E&#8217; lecito cambiare idea nella vita ma almeno prima dimettiti da Presidente di AN, il partito della destra italiana, che al contrario non è favorevole alla cittadinanza breve, non condivide assolutamente i DICO, e tante altre tematiche che in questi anni sono stati l&#8217;antitesi di Gianfranco Fini che, con questi ripensamenti non condivisi in nessuna assemblea dirigenziale, ha tradito il suo popolo, i suoi dirigenti, i suoi tessarati ma soprattutto i suoi elettori. Elettorato che adesso, in gran parte, è passato alla Lega. Ha fatto bene lui ad entrare nel PDL in modo da non notarsi la clamorosa debacle che avrebbe subito AN se ognuno avesso corso per i fatti suoi con il suo partito. Fini nel 2008 ha salvato provvisoriamente la sua faccia a discapito di un simbolo con più di sessant&#8217;anni di storia e di tanti dei suoi dirigenti, fra questi Storace e Musumeci, con i quali ho condiviso una splendida esperienza politica ne La Destra. Alleanza Nazionale non è Forza Italia, ma una storia lunga più di mezzo secolo. Partito ben radicato nel territorio, con dirigenti preparati e giovani di qualità. Persone che sanno fare politica e che vivono per la politica. Una scuola di pensiero, un pensiero politico. Negli ultimi dieci anni in Alleanza Nazionale non era più possibile un dibattito che portasse ad una conclusione diversa da quella del suo leader, non erano possibili le correnti e qualsiasi forma di avversione a Fini e alle sue &#8220;sparate&#8221; veniva isolata ed emarginata per suo stesso volere (vedi il caso del caffè dei colonnelli). Tutti eravamo stanchi di Fini dentro Alleanza Nazionale. Non lo capivamo più, non guardavamo a lui come un leader ma come ad un grande comunicatore.<br />
Fini, da questa prima Dirigenza Nazionale del PDL, ne esce con le ossa rotte, è entrato nel 2008 con la forza del 30% e dopo due anni si attesta a quasi il 7%. Lo hanno scaricato in molti dei suoi, stanchi ormai delle sue continue fughe in avanti non prevantivamente colleggializzate. Fini ha però avuto un merito in questi giorni e cioè quello di aprire finalmente un dibattitto all&#8217;interno del PDL. Non sono un finiano e tanto meno berlusconiano. Oggi io mi rivedo nella corrente di AN, la corrente dei colonnelli La Russa, Gasparri e Alemanno. Adesso ricominciamo a fare politica, quella vera che si occupi delle famiglie italiane, del lavoro, della scuola, dell&#8217;immigrazione, della sicurezza nazionale, dei temi etici e sociali. Iniziamo a costruire un partito umano, fatto di gente, di pensieri, di idee. Un partito che sia pieno di contenuti.<br />
Fra tanto danno almeno uno spiraglio di luce.</p>
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		<title>La solita storia: un leader sempre fuori tempo</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 12:39:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Veneziani]]></category>
		<category><![CDATA[PDL]]></category>

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		<description><![CDATA[da il Giornale del 24.04.2010 - di Marcello Veneziani

Non ho voglia di infierire su Gianfranco Fini che ha scelto di aprirsi uno studio di libero professionista in pieno centro, alla Camera, offrendo supporto e consulenza agli avversari del governo. Ho un rispetto antico e insopprimibile per i perdenti, anche se faccio più fatica a conservare il medesimo rispetto verso chi ha calpestato le ragioni dei vinti. Fini fu commissario liquidatore dell’Msi, poi della destra e di Alleanza nazionale, infine di se stesso, almeno dentro il centrodestra. Di lui si ricordano ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da <a title="Il Giornale" href="http://www.ilgiornale.it/?SS_ID=-1">il Giornale</a> del 24.04.2010 -<strong> di Marcello Veneziani</strong></p>
<p><a href="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/04/marcello_veneziani.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1013" title="marcello_veneziani" src="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/04/marcello_veneziani.jpg" alt="" width="540" height="394" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non ho voglia di infierire su Gianfranco Fini che ha scelto di aprirsi uno studio di libero professionista in pieno centro, alla Camera, offrendo supporto e consulenza agli avversari del governo. Ho un rispetto antico e insopprimibile per i perdenti, anche se faccio più fatica a conservare il medesimo rispetto verso chi ha calpestato le ragioni dei vinti. Fini fu commissario liquidatore dell’Msi, poi della destra e di Alleanza nazionale, infine di se stesso, almeno dentro il centrodestra. Di lui si ricordano più gli affondamenti che le fondazioni, più le bandiere che stracciò che le bandiere innalzate.<br />
Tu ce l’hai con Fini, ripeteva qualcuno fino a ieri; ma era un giudizio politico e umano, il mio, non un fatto personale; frutto di conoscenza ed esperienza. Semmai ho scontato gli effetti personali di quel giudizio. È normale che poi lui si regolasse di conseguenza e cercasse di chiudere gli spazi a chi la pensava diversamente da lui. Dico normale dal suo punto di vista, conoscendo la sua indole. Chi ha ucciso prima la libertà di critica intorno al suo partito, poi dentro il suo partito, infine ha suicidato il partito stesso, dopo avere ucciso il precedente, non ha ora i titoli per invocare contro Berlusconi la libertà di dissenso. Chi giudicava metastasi il dissenso interno ed esterno al suo partito, non può poi lamentarsi di vedere applicato il suo giudizio contro di lui. Chi ha votato e sostenuto una legge elettorale per nominare i parlamentari dall’alto, anziché lasciarlo fare ai cittadini, per soffocare sul nascere il dissenso, ora non può lamentarsi. La carriera politica di Fini nacque all’insegna del parricidio e così continuò, collezionando uccisioni simboliche di coloro a cui doveva gratitudine. Fini non è stato ostracizzato ma storacizzato, subisce quel che lui ha fatto agli Storace di turno, ma anche ai Gasparri, alle Poli, ai Musumeci, ai Bontempo e tanti altri.<br />
Ma provo a mettermi nei panni di Fini medesimo e del suo dissenso. Fini ha sbagliato tempi e modi per venire allo scoperto. Ha sbagliato i tempi perché il suo dissenso è avvenuto troppo tardi o troppo presto. Fini avrebbe dovuto far pesare il suo ruolo di leader della destra quando aveva ancora una destra alle spalle e quando si era formato il primo governo Berlusconi. Aveva allora due possibilità: o restare alla guida del suo partito e tentare di farlo crescere mentre Berlusconi era al governo, o assumere allora la carica di presidente della Camera, al posto di Casini, e ottenere così piena legittimazione politica e insieme presentarsi come autonomo, indipendente da Berlusconi.<br />
All’epoca quando decise di entrare nel governo, senza portafoglio, assumendo il ruolo di vicepremier che Tatarella aveva saputo usare con maestria di regista consumato, io suggerii una cosa all’apparenza stravagante: assuma almeno un ministero all’apparenza marginale ma centrale per l’Italia, rifondi il ministero per la Famiglia e lo carichi di tutto il peso e il significato che poteva dare lui, da leader e numero due dell’alleanza. Promuova leggi e interventi a tutela della famiglia italiana, e cresca lì nel cuore del nostro Paese. Chi parla alla famiglia dalla Casa delle libertà assume un peso formidabile.<br />
Invece per anni Fini restò al fianco di Berlusconi come inerte guardaspalle, lasciò marcire il suo partito, non differenziò le posizioni della destra da quelle di Forza Italia, non bilanciò la posizione della Lega. Preferì la vita sommersa, fu subacqueo anche al governo. Compì solo qualche sciagurata emersione, qualche dannosa ripicca, come la cacciata di Tremonti dal governo, ma non si avvertì la sua presenza al governo, salvo l’appendice in verità un po’ sbiadita agli Esteri, che fu apprezzata forse in Israele ma non in Italia. Intanto visse con crescente fastidio il suo stesso partito, fino a considerarlo una palla al piede per la sua crescita personale.<br />
Ora che Berlusconi governa con un pieno mandato popolare, e ha superato anche la prova delle amministrative, ora che ha tre anni di governo davanti, Fini esce fuori luogo e fuori tempo con questa sparata. A me pare insensato, altro che intelligente, finire a rappresentare neanche il dieci per cento del partito dal trenta che aveva prima. Ma i leaderini di sinistra lo incoraggiano a continuare nel ruolo di spina nel fianco. E ci credo, dal loro punto di vista&#8230; Ma i tempi sono sbagliati. O si manifestava allora, non rimarcando il dissenso ma la diversità e l’autonomia, o doveva aver pazienza di aspettare la conclusione del ciclo di governo per svettare al tempo giusto. Allora avrebbe potuto presentarsi come l’erede di Berlusconi.<br />
Ma la verità è un’altra: lui alla guida del governo non ci vuole andare, si lavora troppo e sa di non avere i numeri per farlo. Allora gioca la partita del Quirinale, più adatta a un oratore come lui. E al Quirinale il suo concorrente più tosto è appunto Berlusconi. Da qui la mossa contro di lui e la sua guerra plateale. Ma se permetti, Fini, questa è una partita tua personale, non ci sono contenuti, progetti e idee ma c’è solo la tua carriera, non puoi coinvolgere un mondo e un partito. Che difatti sei pronto a svendere all’avversario pur di salire sul Colle. Ricordo per la storia che sulla battaglia per il Quirinale s’infranse il Caf, l’alleanza tra Andreotti e Craxi.<br />
Oltre i tempi, dicevo, sono sbagliati i modi. In tutti questi anni di dissenso, prima strisciante (dagli embrioni congelati in giù) e poi manifesto, Fini non ha contestato Berlusconi nel nome e per conto dei suoi elettori, ma assumendo posizioni diverse se non contrarie a chi lo aveva votato. I serbatoi da cui aveva preso voti erano due: missini e democristiani. È riuscito a scontentare entrambi. Capisco l’idea di chiudere con il passato ma Fini è riuscito a chiudere anche con il presente; non ha chiuso solo con il neofascismo e nemmeno solo con la destra ma con una larga fetta dell’elettorato cattolico, moderato, antisinistra. Lasciando alla Lega un campo immenso. Così scrivevo quasi in solitudine già nel millennio scorso, ai primi accenni di questa sciagurata strategia (l’Elefantino fu il primo effetto maldestro). Oggi quella strategia è scoppiata e Fini è veramente approdato nella terra di nessuno. O se preferite, nell’isola dei famosi, dove già ci sono Follini, Casini, Rutelli, forse Montezemolo, e non so chi altri. Qui finisce la Ventura.</p>
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		<title>La corrente di Fini: &#8220;Dissenso nel Pdl&#8221; Spunta testo contrario da 75 ex di An</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 14:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>
		<category><![CDATA[PDL]]></category>

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		<description><![CDATA[da Il Giornale del 20.04.2010
Dopo l&#8217;ultima stoccata di Berlusconi al presidente della Camera, riunione tra i parlamentari fedeli a Fini: nasce una corrente interna. La terza carica dello Stato cita Pound e attacca: &#8220;E&#8217; ora di rischiare. Non ho intenzione di togliere il disturbo né di stare zitto&#8221;. Critica il rapporto con la Lega e difende Saviano. In 50 firmano il documento, ma in 75 ne siglano uno contrario. E il premier convoca i coordinatori alle 17,30

Roma &#8211; Battesimo in sala Tatarella per la corrente finiana nel Pdl. I parlamentari ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>da <a title="Il Giornale" href="http://www.ilgiornale.it">Il Giornale</a> del 20.04.2010</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dopo l&#8217;ultima stoccata di Berlusconi al presidente della Camera, riunione tra i parlamentari fedeli a Fini: nasce una corrente interna. La terza carica dello Stato cita Pound e attacca: &#8220;E&#8217; ora di rischiare. Non ho intenzione di togliere il disturbo né di stare zitto&#8221;. Critica il rapporto con la Lega e difende Saviano. In 50 firmano il documento, ma in 75 ne siglano uno contrario. E il premier convoca i coordinatori alle 17,30</em></p>
<p><a href="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/04/fini154.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1008" title="fini154" src="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/04/fini154.jpg" alt="" width="475" height="356" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Roma &#8211; Battesimo in sala Tatarella per la corrente finiana nel Pdl. I parlamentari presenti alla riunione alla Camera hanno firmato uno a uno il documento che si riconosce in Gianfranco Fini come rappresentante della componente interna al Pdl. Nel documento si spiega che viene data fiducia a Fini per esporre i temi avanzati in questi giorni alla direzione nazionale del partito. Già in 50, 36 deputati e 14 senatori, hanno firmato il documento. Ma altri parlamentari hanno annunciato la loro adesione. E, dopo la pubblicazione del documento contrario dei 75 ex aennini, Fini si lascia andare a un &#8220;credo che in cuor loro siano d’accordo con me ma ufficialmente non vogliono che si sappia&#8230;&#8221;.<br />
E Berlusconi riunisce i coordinatori Immediata contromossa del premier in vista della direzione del Pdl di giovedì. Alle 17,30 Berlusconi vedrà i coordinatori del Pdl per discutere della direzione nazionale e degli sviluppi dei rapporti con Fini. In particolare il nodo dell’eventuale nascita di una corrente finiana nel partito. Lo riferiscono ambienti parlamentari della maggioranza secondo cui alla riunione parteciperanno i due coordinatori Bondi e Verdini e tre dei quattro capigruppo e vice: Cicchitto, Gasparri e Quagliariello. All’incontro non ci sarà invece il finiano Bocchino. Più tardi, invece, è previsto anche un incontro tra il premier e il leader del Carroccio Umberto Bossi.<br />
L&#8217;idea Il Pdl &#8220;è un progetto politico riuscito solo in parte&#8221;, il problema &#8220;non è di poltrone o di potere&#8221;, la questione è che &#8220;c’è una scarsa attenzione alla coesione sociale del Paese&#8221; e il motivo è da ricondurre &#8220;al rapporto con la Lega&#8221;. Inizia così la relazione di Gianfranco Fini agli esponenti ex An riuniti nella sala Tatarella di Montecitorio. Il presidente della Camera sottolinea soprattutto, riferiscono fonti parlamentari presenti, il tema delle riforme. &#8220;Mancano proposte precise&#8221; è il ragionamento della terza carica dello Stato.<br />
Le mosse &#8220;Un minimo di dignità era necessaria&#8230; Ci sono dei momenti in cui bisogna guardarsi allo specchio. Decidere se si è disposti a rischiare per le proprie idee. Questo è il momento&#8221; lo ha spiegato Fini parlando agli esponenti ex An. &#8220;Questa &#8211; ha aggiunto il presidente della Camera &#8211; è una fase complicata, non ce la facevo più a porre sempre le stesse questioni al presidente del Consiglio. Non ho intenzione di stare zitto né di togliere il disturbo&#8221;. Poi cita Ezra Pound, direttamente dla Pantheon della destra: &#8220;Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui&#8221;.<br />
No alle elezioni Fini spiega che assicurerà sempre lealtà al governo ma dice &#8220;ora si apre una fase nuova con un confronto aperto nel partito. E chi avrà più filo da tessere, tesserà&#8230;&#8221;. Il presidente della Camera, riferiscono fonti parlamentari, esclude la strada delle elezioni. &#8220;È necessario &#8211; ha ragionato durante l’incontro &#8211; però un dialogo aperto&#8221;. Fini è stato lungamente applaudito dai presenti nella sala Tatarella. Poi l&#8217;attacco a Berlusconi: &#8220;Come è possibile dire che Saviano con il suo libro ha incrementato la Camorra? Come si fa a essere d’accordo?&#8221;. Nessuno nega che Berlusconi sia vittima di accanimento giudiziario, ma a volte dice delle cose sulle quali è difficile convenire&#8230;&#8221; osserva la terza carica dello Stato.<br />
Problemi politici Fini spiega anche che alla base dei contrasti con Berlusconi vi sia un problema Tremonti. &#8220;Non è la riproposizione della polemica con il ministro dell’Economia&#8221; dice Fini. Per l’ex leader di An &#8220;Berlusconi pensa che ci siano delle incomprensioni, invece il problema è solo politico. Ci sono punti di vista diversi tra me e il premier&#8221; osserva ancora il presidente della Camera. &#8220;Se giovedì usciremo con un’ampia maggioranza sul documento del presidente nel Consiglio, ma con una pattuglia minoritaria in polemica con la maggioranza significa che ci sarà un confronto aperto. Comincerà una fase nuova. Il problema &#8211; aggiunge ancora Fini &#8211; che si porrà sarà: il dissenso interno può esistere o siamo il partito del predellino? Sarà il momento della verità, un momento anche delicato&#8221; conclude Fini. Per la terza carica dello Stato, quindi, &#8220;la fase del 70 a 30 è finita. Spero che Berlusconi accetti che esista un dissenso, vedremo quali saranno i patti consentiti a questa minoranza interna&#8221;.<br />
Il rapporto con la Lega &#8220;La Lega è un alleato strategico, importante e leale, ma oggi nessuno può dire che non sia diventata il dominus della coalizione&#8221;. Parlando ai parlamentari a lui vicini Fini ha affrontato così il cuore politico del suo dissenso rispetto a Berlusconi. &#8220;Dobbiamo discutere del ruolo che ha assunto la Lega, e del ruolo del nostro partito: c’è stata scarsa attenzione alle questioni sociali, il sud è scomparso dall’agenda politica. Tutti temi che invece un grande partito nazionale come il Pdl deve affrontare&#8221;. E invece lo stato attuale del partito &#8220;non è in sintonia con il progetto iniziale&#8221;.<br />
Ma in 75 scrivono contro Documento degli ex di An contrari alla proposta politica di Fini: 41 deputati e 33 senatori, oltre al sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Tra i firmatari Maurizio Gasparri Ignazio La Russa, Altero Matteoli e Giorgia Meloni. &#8220;Siamo fermamente convinti &#8211; scrivono gli anti-finiani &#8211; che il Pdl rappresenti una scelta giusta e irreversibile. Vogliamo contribuire ulteriormente a rafforzare il Pdl, restando all’interno del partito. L’unità del Pdl, il bipolarismo, il rafforzamento della democrazia interna, i valori della destra, la modernizzazione dell’Italia attraverso una forte agenda di riforme, sono obiettivi e contenuti che quanti provengono dall’esperienza di An, decisiva per l’affermazione del centrodestra e per la nascita del Pdl, ritengono prioritarie ed essenziali&#8221;.<br />
Tensione tra i finiani Farefuturo proclama che &#8220;disobbedire è morale&#8221;. Ma tra i finiani, sull&#8217;orlo della &#8220;scissione morbida&#8221; all&#8217;interno del Pdl, ci sono parecchie divergenze di vedute. Roberto Menia che accusa platealmente Italo Bocchino in Transatlantico, Amedeo Laboccetta che rilascia dichiarazioni di fuoco sempre contro il vicepresidente dei deputati Pdl: il clima tra i finiani, a pochi minuti dalla riunione in sala Tatarella, non è proprio quello di una rimpatriata tra vecchi amici.</p>
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		<title>Fini resterà, la destra è già partita</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 14:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>
		<category><![CDATA[PDL]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marcello Veneziani da Il Giornale del 19.04.2010

Se conosco Fini, non farà lo strappo definitivo. Non ha l’ardire né gli arditi per farlo. La platea del suo pubblico ormai lo detesta, le tribune e i palchi del teatro concorrente invece lo applaudono, ma seguono un’altra trama. Non seguirò le tifoserie, il miniclub di Fini, il maxiclub di Berlusconi o il fanclub di Bossi. Proverò a mettermi nei panni di coloro che provengono dalla destra e ora si trovano a disagio, tra due fuochi. Non parlo dunque dei convinti seguaci di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Marcello Veneziani da Il Giornale del 19.04.2010</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/04/berlusconi-fini.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1004" title="berlusconi-fini" src="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/04/berlusconi-fini.jpg" alt="" width="400" height="306" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Se conosco Fini, non farà lo strappo definitivo. Non ha l’ardire né gli arditi per farlo. La platea del suo pubblico ormai lo detesta, le tribune e i palchi del teatro concorrente invece lo applaudono, ma seguono un’altra trama. Non seguirò le tifoserie, il miniclub di Fini, il maxiclub di Berlusconi o il fanclub di Bossi. Proverò a mettermi nei panni di coloro che provengono dalla destra e ora si trovano a disagio, tra due fuochi. Non parlo dunque dei convinti seguaci di Berlusconi e nemmeno dei seguaci di Bossi; mi riferisco a quei milioni d’italiani che votavano Alleanza nazionale e che si riconoscevano nella destra cattolica o laica, liberale o conservatrice, nazionale e sociale.<br />
Questa gente non rimprovera a Fini di opporsi oggi a Bossi e alla Lega, ma al contrario, di non aver opposto a Bossi e alla Lega nessun argine di tipo nazionale e statale, sociale e culturale, lungo tutti questi anni. Quando Bossi chiedeva la svolta federalista, inveiva contro l’Italia, Roma e il Sud, Fini dormiva o nicchiava. Quando Bossi chiedeva più poteri alle Regioni, Fini non insorgeva nel nome dello Stato italiano unitario e della sua tradizione risorgimentale, crociana e gentiliana. Quando Bossi chiedeva di non festeggiare l’Unità d’Italia, Fini e i suoi non reagivano. Quando Bossi firmava le leggi sull’immigrazione, Fini cofirmava le medesime leggi. Da anni manca un contrappeso al ruolo di Bossi che legittimamente difende le tesi leghiste. Svegliarsi oggi dopo aver smantellato la destra nazionale e il partito che recava già nel suo nome la ragione sociale italiana, è quantomeno tardivo, ipocrita, pretestuoso. Serve solo a intralciare il governo Berlusconi e a dare una mano all’opposizione.<br />
Ma non basta. Questa gente di destra non rimprovera a Fini di disobbedire a Berlusconi, di voler mantenere la sua autonomia e di non volersi adeguare al leader. Tutt’altro. Il popolo di destra gli rimprovera al contrario di non aver mai rappresentato il suo elettorato, la sua storia, la sua sensibilità, i suoi valori. Quando Fini segue a turno i radicali in alcune battaglie sulla vita e sulla laicità, poi la sinistra in favore dell’immigrazione, poi ancora Napolitano in difesa del patriottismo della Costituzione anziché il patriottismo della nazione o dell’antifascismo come valore politico attuale; e quando si dà alla difesa del parlamentarismo, mentre il suo popolo da sempre, lui compreso, chiede l’elezione diretta del leader, Fini non abbandona Berlusconi ma il suo elettorato, la sua storia, la sua classe dirigente, le sue battaglie del giorno prima.<br />
Questa gente di destra poi non rimprovera a Fini di incarnare una destra nuova, moderna ed europea, ma il contrario, di fuoruscire da ogni destra possibile e presente: non c’è nulla della sua linea che ricordi il neogollismo di Sarkozy, la tradizione cattolico-popolare della Merkel e di Aznar, la rivoluzione conservatrice e sociale di Cameron. Le sue posizioni sono estranee non solo alle destre italiane e alla loro cultura, ma anche alle post-destre europee.<br />
E ancora. Questa gente di destra non rimprovera a Fini di aspirare ad essere l’erede di Berlusconi ma il contrario, di aver disertato il bipolarismo facendosi trasversale, di aver minato il centrodestra e di aver lavorato contro la sua stessa successione a Berlusconi. È passato dalla successione alla secessione; ma quella individuale, non territoriale.<br />
Insomma, questo popolo di destra, o come preferite chiamarlo, non chiede a Fini di continuare ad essere la sogliola che è stato per anni, appiattito sul Cavaliere, quando An pareva la fotocopia di Forza Italia e noi glielo dicevamo in tutte le maniere, salvo sentire oggi Fini ripetere le stesse parole che rivolgevamo a lui: attenzione, dice con quell’aria di maestrino, se il Pdl diventa la fotocopia della Lega, la gente poi vota l’originale. Anche in questa argomentazione, Fini ha usato il copia e incolla e ha trasferito la fotocopia sbiadita che è stato lui per anni al rapporto di Berlusconi con Bossi. Questa gente chiede a Fini di dare sostanza, contenuto, prospettive ad una destra di governo e non di lavorare contro il governo Berlusconi.<br />
Per anni la destra di Fini ha avuto la grande possibilità di arricchire il centrodestra valorizzando la sua originalità: se Berlusconi era il patron dell’emittenza privata, Fini poteva diventare il principale referente del servizio pubblico televisivo e della necessità di una sua rifondazione. Se Berlusconi era il leader delle partite Iva, Fini poteva essere nel Pdl il leader di riferimento del settore pubblico e della scuola. Se Berlusconi con Tremonti esprimeva la linea economica del centrodestra, al partito di Fini toccava il compito di rappresentare il senso dello Stato, la riforma dell’università e della pubblica istruzione, la tutela dei beni culturali e degli interessi nazionali, della lingua e dell’identità italiana, la difesa della ricerca scientifica e della meritocrazia. Invece, il nulla. Era quello lo spazio naturale per una destra, sguarnito, non occupato né dal pragmatico Berlusconi né dal ruspante Bossi. Era quello lo spazio politico per rimarcare la differenza, per non subire l’egemonia della Lega, per rivendicare l’autonomia da Berlusconi; ma un’autonomia costruttiva, una differenza integrativa, non giocando allo sfascio e remando contro. E invece, la destra non si è vista in tutti questi anni e nessuno dei signori che oggi fa il tifo per Fini, dagli spalti sinistri di un’altra tifoseria, ha mai richiamato questa lacuna. Ma adesso conviene loro tifare per Fini, è l’unica speranza per intralciare il governo Berlusconi.<br />
Non festeggio se Fini va via e non credo che accadrà. Dico solo che se oggi la destra conta quanto il due di coppe, la colpa non è di Bossi e di Berlusconi, ma dell’assenza di un vero leader della destra, capace di contenuti e strategia. Ma Fini un leader non era, lo ripeto da tempo, era solo uno speaker. Andava bene per l’epoca dei comizi e delle battute in tv, non per l’epoca del governo e delle riforme.</p>
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		<title>Auguri a Francesco Storace e gli altri</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 20:55:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Storace]]></category>
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		<description><![CDATA[
Un augurio di cuore a Francesco Storace e agli altri militanti de La destra che, finalmente, sono entrati nei consigli regionali, provinciali e comunali delle varie realtà. Il mio sincero augurio va a loro che in questi anni, come noi, si sono impegnati per portare avanti il progetto di una destra alternativa e sociale che potesse riemergere nel panorama politico nazionale. In bocca al lupo per il futuro.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2009/03/storace.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-790" title="storace" src="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2009/03/storace-300x243.jpg" alt="" width="300" height="243" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un augurio di cuore a Francesco Storace e agli altri militanti de La destra che, finalmente, sono entrati nei consigli regionali, provinciali e comunali delle varie realtà. Il mio sincero augurio va a loro che in questi anni, come noi, si sono impegnati per portare avanti il progetto di una destra alternativa e sociale che potesse riemergere nel panorama politico nazionale. In bocca al lupo per il futuro.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Benvenuti ragazzi de La Destra</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 20:15:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Amore per Ragusa]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuele Lo presti]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Scaduto]]></category>
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Esprimiamo viva soddisfazione per l&#8217;ingresso ufficiale nel Popolo delle Libertà degli amici consiglieri circoscrizionali Mario Chiavola, Ivan Scaduto, Emanuele Lo Presti, componenti delle circoscrizioni Ovest, Sud ed Ibla, nonchè di Raffaele Chiavola e dell&#8217;avv. Savarese ex componenti tutti del partito politico La Destra. Avendo qualche decennio fa intrapreso percorsi politici comuni con alcuni dei suddetti elencati giovani fondando a Ragusa il nucleo di Azione giovani sulle ceneri del disciolto Fronte della Gioventù, le nostre strade si erano improvvisamente separate qualche anno fa allorchè i leaders di Alleanza Nazionale e di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/04/chiavola.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-996" title="chiavola" src="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/04/chiavola.jpg" alt="" width="90" height="102" /></a><a href="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/04/m.occhipinti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-997" title="m.occhipinti" src="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/04/m.occhipinti.jpg" alt="" width="90" height="102" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Esprimiamo viva soddisfazione per l&#8217;ingresso ufficiale nel Popolo delle Libertà degli amici consiglieri circoscrizionali Mario Chiavola, Ivan Scaduto, Emanuele Lo Presti, componenti delle circoscrizioni Ovest, Sud ed Ibla, nonchè di Raffaele Chiavola e dell&#8217;avv. Savarese ex componenti tutti del partito politico La Destra. Avendo qualche decennio fa intrapreso percorsi politici comuni con alcuni dei suddetti elencati giovani fondando a Ragusa il nucleo di Azione giovani sulle ceneri del disciolto Fronte della Gioventù, le nostre strade si erano improvvisamente separate qualche anno fa allorchè i leaders di Alleanza Nazionale e di Forza Italia, i due più rappresentativi partiti politici del centrodestra della seconda repubblica, si apprestavano a formare quello che poi si sta rivelando il più grande soggetto politico della storia d&#8217;Italia del secondo dopoguerra: il Popolo della Libertà.<br />
Siamo veramente lieti di accogliere gli amici prima citati che hanno attraversato negli ultimi anni una legittima e comprensibile crisi politico identitaria dettata da nobili motivi di orgoglio dell&#8217;appartenenza che ha sempre contraddistinto i militanti veraci della destra italiana, siamo veramente orgogliosi per la loro recente ufficiale scelta di aderire ad un grande partito, che ci trova sin da quando è nato partecipi e protagonisti, partito che segnerà il passo politico e culturale delle nuove generazioni che intendono sposare i valori della Patria, del lavoro e della libertà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I consiglieri comunali del Popolo della Libertà:<br />
Mario Chiavola<br />
Massimo Occhipinti</strong></p>
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		<title>La Via Sergio Ramelli è realtà a Ragusa</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 14:47:05 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Amore per Ragusa]]></category>
		<category><![CDATA[Anni di piombo]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Chiavola]]></category>
		<category><![CDATA[Ragusa]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Ramelli]]></category>

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E&#8217; durato qualche anno l&#8217;iter di intitolazione della Via Sergio Ramelli a Ragusa. L&#8217;intitolazione di una via del capoluogo di provincia ibleo al giovane militante di destra, uccico nel 1975 a soli 19 anni, era stata proposta nel 2005 dal consigliere circoscrizionale di Ragusa Ovest, Mario Chiavola. La documentazione allegata prevedeva la storia del giovane militante in maniera dettagliata e scrupolosa. La proposta allora fu approvata all&#8217;unanimità dal consiglio di circoscrizione e successivamente dalla giunta comunale di Ragusa. Poi al vaglio dell&#8217;Istituto di Storia Patria di Catania e, infine, alla ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/03/sergioramelli.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-987" title="sergioramelli" src="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2010/03/sergioramelli.jpg" alt="" width="512" height="384" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; durato qualche anno l&#8217;iter di intitolazione della Via Sergio Ramelli a Ragusa. L&#8217;intitolazione di una via del capoluogo di provincia ibleo al giovane militante di destra, uccico nel 1975 a soli 19 anni, era stata proposta nel 2005 dal consigliere circoscrizionale di Ragusa Ovest, Mario Chiavola. La documentazione allegata prevedeva la storia del giovane militante in maniera dettagliata e scrupolosa. La proposta allora fu approvata all&#8217;unanimità dal consiglio di circoscrizione e successivamente dalla giunta comunale di Ragusa. Poi al vaglio dell&#8217;Istituto di Storia Patria di Catania e, infine, alla Prefettura di Ragusa. Dopo cinque anni adesso è realtà. &#8220;Finlamente la Via Sergio Ramelli, con questa intitolazione si chiude un ciclo, commenta Mario Chiavola. Ho portato il mio contributo alla memoria delle giovani generazioni in modo che non dimentichino mai chi per la politica ci ha rimesso ingiustamente la propria vita in quei maledetti anni di piombo.&#8221; Per il 29 aprile 2010, trentacinquesimo anniversario della morte, è prevista l&#8217;inaugurazione ufficiale.</p>
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		<title>Un nuovo percorso politico nel PDL</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 01:43:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Emanuele Lo presti]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Scaduto]]></category>
		<category><![CDATA[La Destra]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Chiavola]]></category>
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		<description><![CDATA[
Esattamente l&#8217;8 febbraio del 2008 iniziavamo la nostra esperienza ne La Destra di Storace e Musumeci, ad appena 3 mesi dalla nascita del movimento e precedentemente allo scioglimento di AN e alla nascita del PDL. Abbiamo vissuto due anni in trincea al 100%, abbiamo fatto tutte le esperienze che potevamo permetterci e abbiamo guidato il partito prima a livello provinciale con Emanuele Lo Presti, presidente provinciale de La Destra, e dopo con me stesso, segretario cittadino di Ragusa, carica che ho ricoperto fino ad ieri.  In questi due anni abbiamo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2008/08/SDC11707.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-979" title="SDC11707" src="http://www.mariochiavola.it/wp-content/uploads/2008/08/SDC11707-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Esattamente l&#8217;8 febbraio del 2008 iniziavamo la nostra esperienza ne La Destra di Storace e Musumeci, ad appena 3 mesi dalla nascita del movimento e precedentemente allo scioglimento di AN e alla nascita del PDL. Abbiamo vissuto due anni in trincea al 100%, abbiamo fatto tutte le esperienze che potevamo permetterci e abbiamo guidato il partito prima a livello provinciale con Emanuele Lo Presti, presidente provinciale de La Destra, e dopo con me stesso, segretario cittadino di Ragusa, carica che ho ricoperto fino ad ieri.  In questi due anni abbiamo lottato contro tutto e tutti. Contro il bipartitismo dilagante e imposto dai poteri forti, contro lo spauracchio del voto utile e contro le leggi fatte all&#8217;ultimo minuto proprio per escludere i piccoli partiti dal parlamento italiano. Abbiamo lottato in tutte le competizioni elettorali possibili, regionali, politiche, europee battendoci come leoni sapendo già di perdere. Abbiamo avuto ciò che volevamo, abbiamo organizzato campagne elettorali, presentato comizi, manifestazioni, organizzato e presentato riunioni e assemblee politiche. Ho avuto l&#8217;onore di essere il candidato alla Camera dei Deputati per il partito di Storace. Ho vissuto, in questi due anni, i più bei momenti della mia carriera politica sempre e comunque con la passione che mi contraddistingue, sempre e comunque con gli amici e i camerati con i quali sono cresciuto politicamente per sedici anni. Ho conosciuto persone brillanti, degne di ogni stima. Persone con le quali la politica non è una questione di affari ma rapporti personali e rispetto. Camerati come Giuseppe Gianninoto, al quale va il mio saluto e i migliori auguri per il suo lavoro come segretario cittadino di Chiaramonte Gulfi e Tommaso Berretta; Pippo Scrofani, segretario cittadino di Comiso; Gianni Antoci, segretario cittadino di Vittoria; Elio Criscione grande professionista ragusano; Peppino Dipasquale, il presidente provinciale de La Destra, dr. Nunzio Storaci. Ruggero Razza, Gino Ioppolo, segretario regionale de La Destra e il grande amico e politico prestigioso Nello Musumeci. Ringrazio tutto il direttivo cittadino di Ragusa e quello provinciale. Non vado via dalla destra per i rapporti con loro, anzi, questo è l&#8217;unico rammarico, lasciare queste persone. Vado via da La destra perchè, a mio avviso, il bipartitismo è ormai decollato o meglio, una sorta di bipartitismo anomalo che non è metabolizzato dagli addetti alla politica ma piuttosto dagli elettori. Nel Partito delle Libertà porterò i miei valori di sempre, quelli di un uomo di destra, che dall&#8217;età di sedici anni frequentava Azione Giovani e Alleanza Nazionale e che negli ultimi due anni ha guidato orgogliosamente La Destra ragusana. Porterò, insieme ai camerati di sempre, Emanuele  Lo Presti, Ivan Scaduto, Raffaele Chiavola, Michele Savarese, quella voglia di continuare a lottare, quella voglia di politica ma soprattutto la passione che da sempre ha illuminato il nostro percorso politico supportata stavolta da strumenti che possono portare anche benefici al cittadino ragusano. Strumenti che non sono altro che la presenza di referenti nelle istituzioni. Grazie a quanti ci hanno seguito in questi anni e a quanti lo continueranno a fare nell&#8217;avvenire.</p>
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