Uccidere un fascista non è reato!

La mia in merito ai fatti avvenuti la scorsa settimana a Ragusa, in occasione della commemorazione dell’uccisione di Sergio Ramelli.

Noi usiamo l’espressione “camerati” perchè “camerata” significa appartenere ad una comunità con la quale si condivide un percorso di formazione e crescita all’interno di un gruppo che, seppur disperso in mille rivoli, si riunisce puntualmente nelle necessità. Il rito del “Presente!” ai funerali, o nelle ricorrenze dei camerati uccisi (in passato fisicamente, ma ancora oggi verbalmente) dall’avversa fazione politica, non sono altro che un’espressione di unione di questa stessa comunità umana, nel ricordo dei suoi martiri e che rafforza l’identità e la trasmissione ideale fra generazioni.

Nulla di violento infatti è stato fatto a Ragusa nella ricorrenza della morte di Sergio Ramelli, avvenuta questa invece in modo atroce e violentissima per mano di militanti di sinistra nel 1975. Allora, come anche adesso, avveniva la caccia ai “camerati” ed era impossibile esprimere la propria idea. Unica colpa di Sergio era quella di esprimere liberamente idee e pensieri, urlando con coraggio la verità. Ancora più grave era professarle in pubblico, anche in occasione di un tema di italiano scritto a scuola nel quale Sergio condannava l’assalto avvenuto l’anno precedente nella sede del MSI per opera delle Brigate Rosse; nell’agguato persero la vita due militanti del partito missino padovano Mazzola e Giralucci. Il tema fu sottratto al professore da esponenti di estrema sinistra e affisso nella bacheca della scuola con scritto sopra: ECCO IL TEMA DI UN FASCISTA; capo di accusa di un processo che, da li a poco, decretò la morte (a colpi di chiave inglese sul cranio) del giovane militante del Fronte della Gioventù. 

I ragusani che mi conoscono sanno che non sono razzista, sessista, violento; sfido chiunque a dimostrare il contrario con fatti e non parole. Ho certamente le mie idee, probabilmente diverse da altri, che sono frutto di un percorso politico che parte dal Fronte della Gioventù (come Sergio), lineare e libero da ogni pregiudizio. L’imbrattamento delle targhe, avvenuto la notta successiva alla ricorrenza è invece, ancora una volta, oggi come 46 anni fa, azione violenta e provocatoria del ricordo di un ragazzo di appena 19 anni che voleva sentirsi libero di esprimere la sua opinione, proprio come noi. La stessa azione è chiaramente violenta e provocatoria anche nei confronti della comunità che Sergio Ramelli rappresenta.

Con il mio doveroso rispetto per gli altri e con la mia concezione di libertà non ho mai deriso o umiliato i martiri della fazione politica opposta. Non ho mai neanche chiesto, ad esempio, di cancellare o oscurare a Ragusa la Via Palmiro Togliatti reo costui, alla guida del PCI, prima di avere avallato al carnefice Tito (nella prima fase braccio destro di Stalin) il martirio delle Foibe in terre italianissime come l’Istria e Fiume allo scopo di sostituire una dittatura fascista con un’altra di stampo comunista (a guerra finita); poi di avere “coperto” o “giustificato” una carneficina operata dai suoi stessi militanti, almeno fino al 1949 (sempre a guerra finita) nel “Triangolo della Morte” in cui persero la vita, uccisi sommariamente dalla “giustizia partigiana”, almeno 2500 persone colpevoli solo di non essere vicini al PCI.

Il polverone che la sinistra, anche in questa occasione, ha voluto alzare nei giorni scorsi mirava, ancora una volta, a distogliere l’attenzione dalla mancanza di contenuti politici che attraggono l’opinione pubblica e di mancanza del rapporto umano che questa parte politica ha con chi oggi soffre la crisi dovuta alle tante restrizioni causate dalla pandemia e alle categorie sociali più bistrattate con le quali hanno perso un rapporto ormai da anni.

Unico argomento che certa sinistra ha, ancora oggi, per riscuotere consensi è sventolare lo spettro del fascismo in assenza di fascismo.

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *