Le feste di San Giorgio e di San Giovanni nel Registro REI della Regione Siciliana

“Era il maggio del 2013 quando, per la prima volta, abbiamo chiesto di attivare la procedura per inserire le splendide feste religiose della nostra città, come nel caso di quella di San Giorgio oppure quella di San Giovanni, nel registro delle Eredità immateriali della Regione Sicilia. Esprimiamo la nostra soddisfazione per il fatto che il percorso in questione è arrivato a compimento con riferimento alla festa di San Giorgio (tra l’altro la comunicazione è arrivata un mese prima che si celebri la festa liturgica) e a quella di San Giovanni”. E’ il presidente dell’associazione “Ragusa in Movimento”, Mario Chiavola, ad evidenziarlo dopo avere appreso che l’Amministrazione comunale ha reso nota la concretizzazione di questo significativo obiettivo. “Ovviamente – continua Chiavola – si tratta di percorsi che ci trovano concordi, non foss’altro perché, a suo tempo, li abbiamo sollecitati anche noi, non dimenticando che l’obiettivo del registro è quello di identificare, classificare, salvaguardare e promuovere le eredità immateriali della Sicilia, ossia la sua eredità culturale che si trasmette oralmente di generazione in generazione e che in quanto tale è particolarmente effimera e soggetta a un forte rischio di estinzione”. Chiavola sottolinea altresì che “il registro, tra l’altro, è composto da tre libri. Uno di questi – aggiunge – è per l’appunto il libro delle celebrazioni in cui sono iscritti i riti, le feste e le manifestazioni popolari associati alla religiosità, ai cicli lavorativi, all’intrattenimento e ad altri momenti significativi della vita sociale di una comunità, che sono espressione della tradizione e che ancora oggi costituiscono un momento essenziale dell’identità della comunità. E’ proprio il caso delle feste di San Giorgio e di San Giovanni che riescono a mettere in luce l’appartenenza all’identità di un popolo. Un atto doveroso per celebrazioni che affondano le radici nei secoli scorsi e che manifestano tutta la capacità di un popolo di mantenere inalterato il valore delle tradizioni”.

   

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