Giovani fannulloni

Sono rimasto sdegnato davanti all’immagine, apparsa nei giorni scorsi nei mass media, del giovane torinese seduto, con le gambe accavallate, davanti al Ministro del Lavoro Elsa Fornero. Concordo quasi totalmente con l’articolo a firma di Giampaolo Pansa apparso su Libero del 10/06/2012 (che allego). Quella che stiamo attraversando è un’epoca storica nella quale sembra che tutto è dovuto e che nulla si debba conquistare con l’impegno, la forza, la perseveranza o meglio la cosiddetta gavetta. Quella di Pansa è una  disamine esatta della situazione attuale. Ho 34 anni e mi sento più vicino al giovane ventenne di torino che a Pansa ma solo anagraficamente e non ideologicamente. Concordo con la lotta alla casta, lo dico da almeno 10 anni quando forse nemmeno Grillo lo pensava. Sono pienamente d’accordo con l’abolizione dei privilegi per i politici ma l’educazione è alla base di ogni società. Non è “spacchioseria” quella di non alzarsi davanti ad un ministro ma idiozia e spavalderia. Io mi alzo anche sul tram per fare sedere chi è più anziano di me. Quello del lavoro è un tema delicato che va affrontato scrupolosamente perchè oggi è difficile pensare ad una Nazione senza intravedere un fururo per le giovani generazioni.  Ma è anche vero che, come indica Pansa, oggi siamo abituati a considerare tutto scontato, ogni cosa dovuta, sacrifici zero. Questa non è una società che può ambire ad un futuro. Una società nella quale ci sono più laureati disoccupati che falegnami occupati. Una società che ha fatto del benessere lo scopo principale della vita. Una società che ha perso di vista i valori che hanno fondato la nostra cultura e che si è buttata, senza se e senza ma, a rincorrere l’unico obiettivo del XXI secolo, il denaro. Una società che è malata perchè si sono perse di vista le ideologie e i valori fondanti della nostra civiltà.  Quella dello studente torinese è la fotografia dei giovani del nostro tempo ma permettetemi, e quì dissento con Pansa, questa è solo una fotografia. Ce ne sono tante altre che magari nessuno  oggi guarda più.

Libero del 10/06/2012

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